08.10.06

Virginio intervistato da Virginauti.it!!!

Posted in Media at 6:11 pm by staff

Dopo tanto tempo siamo riusciti a strappare qualche cosa al nostro V…. :P

Esatto! Non è uno scherzo!
Lo staff del sito è orgogliosissimo di presentarvi la prima intervista che è stata concessa a Virginauti.it!

Sono tutte domande nate dai VirgiNauti nelle nostre lunghe chattate serali e notturne… Ho raccolto le domande che allora mi sembravano più interessanti e le ho poste a Virginio… ed ecco il risultato!

1) Poche righe sulle tue canzoni… Perchè, come e quando ogni brano è nato?

Ti dirò poco su questo argomento. Mi piace che ognuno aggiunga un pezzo del proprio puzzle alla musica. Di “Davvero” si sa fin troppo, quindi sorvolerei. “Instabile” è una di quelle canzoni che ci ha messo un po’ a venire fuori, a crescere, ma è quello che mi serviva. A volte devi fare a meno di persone con cui raggiungi un equilibrio, anche se questo ti lascia in una situazione in cui sei in bilico. “L’Immenso” credo non abbia bisogno di molte spiegazioni. Posso dire che è nata in inglese e all’inizio era molto più vicina ad un modo di fare musica inglese. Molto più lenta e scura. Sicuramente diversa. A “Quale Altro Pianeta” sono molto legato. E’ un po’ la storia di chi cerca in tutti i modi di cambiare per farsi accettare dalle persone. Ed è la cosa più sbagliata. La condizione dell’artista non è solo quella dell’essere creativi, ma è anche di vivere il mondo intorno in modo difficile, spesso con un’eccessiva sensibilità che porta a volte alla misantropia. Finchè non ci si rende conto che l’individualità è un qualcosa da difendere e non da denigrare. Invece “Non mi stanco” ha un testo molto duro rispetto alle altre canzoni del disco. Tratta la voglia di lottare per un rapporto, di cercare il buono nello sfacelo. “Come Promesso” è la consapevolezza di un mondo che si sgretola, che ti mette di fronte al fatto che bisogna contare su se stessi e che certe promesse non valgono mai fino in fondo. Una delle cose che più amo fare è viaggiare. “Senza Limiti” è la voglia di non avere mete e barriere, soprattutto mentali. Partire solo con la voglia di vivere alla giornata. “Novembre” è dedicata a chi ha perso i sogni, i propri obbiettvi. “Nei Miei Sogni” è forse l’unica canzone che ho scritto dove celebro l’amore in senso comune. Ed infine “La Neve Su Milano” che io, vivendo sul mare, non avevo mai visto cadere fin sotto la porta di casa.

2) Frequenti ancora l’Accademia delle Belle Arti o l’hai messa da parte per questa opportunità artistica?

Vado in Università quando riesco. Ovvio che ho sempre meno tempo, ma mi prodigo per avere tutto sotto controllo. Amo l’arte e non mi piace metterla da parte, al contrario dei luoghi comuni. Certo, nulla ha più importanza della musica.

3) Cosa pensi perderai e cosa pensi guadagnerai proseguendo nella tua carriera?

Spero di guadagnare autonomia nelle scelte musicali e strumentistiche. Cosa che ovviamente ha bisogno di tempo. Aspiro alla maturazione musicale ascoltando sempre nuovi generi e musiche lontane dai luoghi comuni. Spero di perdere l’eccessiva ingenuità che mi accompagnava i primi tempi.

4) Ti piace l’inglese? Come vedresti l’idea di cantare in inglese in un tuo prossimo lavoro?

Non è mistero che le mie prime canzoni le scrivevo in inglese. E’ una lingua che ti permette di spaziare molto di più nei generi, cosa che adoro fare. E all’inizio proteggeva quello che volevo esprimere. Scrivere in italiano è molto più complicato ma ha il fascino della letteratura e da’ la possibilità di entrare a fondo in quello che si vuole raccontare o anche solo suggerire. In ogni caso l’inglese resta una delle lingue in cui amo scrivere e sono sempre pronto a nuove avventure musicali.

5) Hai scelto tu il nome del tuo album di esordio?

All’inizio pensavo di chiamarlo “Instabile”, data la mia propensione a descrivere stati d’animo in bilico. Ma mi sono accorto che non parlavo solo di instabilità in questo disco, ma anche di tutto ciò di cui sono fatto, gioie, dolori e ironie. “Virginio” è stata la scelta più adatta. E’ anche un buon modo per far conoscere il mio nome.

6) I tuoi miti musicali, quelli che ti hanno fatto crescere e/o che ascolti tuttora?

I primi anni dell’adolescenza non ascoltavo molta musica. Nella mia piccola cittadina ero circondato da amici che ascoltavano Dance a più non posso. La mia generazione ha vissuto gli anni ’90 prendendo il peggio degli anni ’80, il che è tutto dire. Poi pian piano ho cominciato ad andare nei negozi di dischi e ho scoperto Tracy Chapman, Muse, Radiohead, Beth Nielsen Chapman, Depeche Mode, Elisa, Carmen Consoli. Quando poi sono arrivati in scena i Coldplay mi sono illuminato, anche se “X&Y” non mi ha catturato come “A Rush of Blood…”. Una cosa che nessuno si spiega quando ascolta la mia voce è come può essere che io non sia cresciuto ascoltando rithm’n’blues o musica soul. Quello che posso dire a riguardo è che ognuno nascendo non sceglie con che voce venire al mondo. A ognuno la sua. Fortunatamente!

7) Sai suonare meglio piano o chitarra? con quale dei due pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

In genere scrivo con il pianoforte. L’ho studiato per molti anni e dunque ne ho una buona padronanza. Ho scritto alcune cose anche con la chitarra. Ha un respiro sicuramente diverso dal piano.

8) La tua espressione e la prima cosa che hai detto quando ti hanno prospettato l’idea di un album.

In realtà è venuto tutto col tempo. Ho sfacchinato per molti anni facendo serate con vari gruppi, anche in acustico. Ho partecipato a molti concorsi per cantautori sperando di essere notato. Questo in pochi lo sanno. Anche una volta trasferitomi a Milano ho dovuto prendere qualche bidonata prima di approdare al Massive Arts. Non darei valore all’album in se quanto a quello che c’è dietro. Dall’inizio abbiamo progettato il tutto in relazione al lavoro di un album. Certo vedere compressi in un cd tanti anni di emozioni, sofferenze e di vita da parte mia e tanti mesi di lavoro per rendere le mie emozioni reali da parte del team di produzione fa sempre un certo effetto.

9) Qual è stata la prima volta che ti sei esibito davanti a un pubblico? E cosa hai provato?

Avevo sei anni circa. Sembravo un piccolo Frodo de “Il Signore degli Anelli” con tanta voglia di esplodere. Cantavo “Dieci Ragazze Per Me” di Battisti in un piccolo saggio di una scuola pomeridiana del mio paese. Credo fosse stato il momento che aspettavo da sempre senza saperlo. Esplodevo di gioia.

10) Com’è il rapporto con i tuoi fans? Ancora agitato?

Ti assicuro che ero davvero tranquillo la prima volta che vi ho incontrato. Mi succede che quando sto per vivere un qualcosa di importante mentre la vivo mi tranquillizzo. Col tempo magari saprò rispondere meglio a questa domanda. Ho ancora poca esperienza a riguardo. Posso dirti però che io sono dell’opinione che chi rispetta viene rispettato. Almeno di solito. Mi auguro che con voi ci sia sempre stima e rispetto. E’ molto importante.

11) Virginio, ora sei felice?

La felicità la trovi sotto i funghi, diceva qualcuno. Nel senso che si nasconde bene. Diciamo che è la mia meta, che incontro a sprazzi durante il viaggio.

12) Virginio ti va di dire qualcosa agli amici di Virginauti.it?

Mille cose dovrei dirvi. Non credevo che sarebbe potuta nascere una cosa tanto bella e tanto organizzata. Siete un po’ i miei amici lontani. Sapere che c’è chi apprezza la tua musica ti rende libero da stati mentali e ti da’ la forza per sopportare le controversie di un ambiente che non ho bisogno di spiegarvi quanto sia complicato e duro. Meno male che qualcuno sa ancora ascoltare. Vi abbraccio forte. Buona Musica!
Virginio

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